Valkenburg

scritto da Fringuello
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Andare in vacca
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Testo: Valkenburg
di Fringuello

Valkenburg – Le terme

I romani erano dei grandi zozzoni, moralmente parlando, ma in quanto a pulizia personale erano messi assai bene. Due cose irresistibilmente li attiravano: i combattimenti dei gladiatori e le terme.

Sì, le terme, con le loro tre vasche e una cosa che ancora i turchi non conoscevano, ma che poi si sarebbe chiamato bagno turco. Dicevamo le tre vasche: erano chiamate rispettivamente calidarium, tepidarium e frigidarium. Alle terme si concludevano affari, si faceva politica, ci si intratteneva a parlare amabilmente con gli amici.

Le terme hanno visto passare tutta la storia di Roma: i romani stavano a bagno nelle salutari acque quando Cesare prese il potere, così come erano in umido quando arrivarono le invasioni barbariche.

Poco dopo, l’impero romano d’Occidente crollò.

Ma veniamo ai giorni nostri: le terme ci sono ancora, più piccole, meno frequentate, ma con tanti trattamenti salutistici in più.

Io una volta sono stato alle terme, in Olanda, nella ridente cittadina di Valkenburg. Che caxxo c’avesse poi tanto da ridere non lo si capisce bene. Devo premettere che era un bel po’ che non mi prendevo una vacanza, così decisi che ne avrei fatta una super. L’Olanda, vista l’abbondanza di allevamenti bovini da latte, era una destinazione appropriata per una vacanza potenziata, con due c: una vaccanza, per l’appunto. Poi tutto il resto del mondo risultava prenotato, mentre Valkenburg era disponibile, e c’erano due cose che esercitavano su di me una forte attrazione: le terme e il casinò. Oltre alle vacche, il latte fresco e le ragazze. Ero giovane.

Alla reception delle terme scopro di non avere il pass. Era un problema, perché io, dopo un lungo viaggio e svariati anni senza cambiare calzini e mutande, di un bel bagnetto avrei avuto proprio bisogno.

Così, per penetrare nel luogo ambito, le tentai tutte. Dapprima feci gli occhi dolci alla guardia all’ingresso, ma non durò molto, perché ci accorgemmo subito che stabilire chi dei due facesse più schifo all’altro sarebbe stata un’ardua impresa.

Le vacche olandesi sono tutte pezzate, bianche e nere, belle grasse e tonde. Tentai, camuffato da vacca, di passare per un altro ingresso. Dovete sapere che uno dei massimi spassi degli olandesi consiste nel mungere la vacca. Perplessi, si fermarono a riflettere che cosa — no, che casczo, per l’appunto — mungermi. Io, fra l’altro, ero anche a disagio: mi sono sempre creduto più vacca chianina che olandese, ma se m’avessero munto sarei stato comunque smascherato. Quindi pensai bene di smarcarmi e mi misi nel prato all'esterno a brucare l'erba cercando di non dare nell'occhio.

Passai allora al piano B. Avevo con me la mia cartella clinica, con tutte le diagnosi dei malanni, e dove nella terapia immancabilmente erano prescritte le cure termali. Non sapendo una parola di olandese, la buttai sul latino: puntavo il dito sulla parola cure termali delle terapie, ripetendo ogni volta “Necesse est!”.

Niente da fare: a loro della mia salute non poteva fregare di meno.

Continuai a seguire il piano B, portandolo alle sue estreme conseguenze. Misi una mano sotto un’ascella e tirai fuori una manciata di parassiti che amano svernare in queste mie zone, ma poi si trovano così bene che ci passano l’anno intero. Ma torniamo a noi. Come videro questo, gli olandesi sbiancarono. Non so se uno di voi ha mai visto un olandese… bene, sono più bianchi del latte quando non sono fatti di birra, ma era mattino. Ciononostante, questi qui della reception riuscirono percettibilmente a sbiancare: Ace e Omino Bianco, nella mia mente, li pensai come due concorrenti doppiati di almeno due giri di pista. La loro reazione non fu quella prevista: mi seppellirono sotto la schiuma di un estintore, per metà caricato con insetticida, per l’altra a normalissima CO2;

In quel momento, ultima risorsa, cercai di spacciarmi per un funzionario del catasto olandese venuto per prendere le misure delle terme, mentre mostravo a tutti un termometro. Non ci cascarono.

Era finita. Il piano B era fallito. La caduta di tutte le mie aspettative mi fece venire l’arsura, così tirai fuori il thermos con tè freddo e tracannai. A quel punto, come se all’improvviso tutto fosse cambiato, con un grande sorriso, indicando la borraccia, chiesero: “Cos’è quella?”

Ed io, stupito, risposi: “Un thermos!”

“Aaah, fratello, potevi dirlo prima!”

Scoprii così che, per il personale delle terme olandesi, il thermos è come la croce per i cattolici: un passpartout per ogni fratello.

Mi presero di peso e, cantando “Alleluiah! Alleluiah!”, mi depositarono in quella che era la vasca imperiale, dove un tempo si bagnava solo la dinastia degli Orange. Io restai lì come inebetito, e loro se ne andarono dicendomi in coro: “Buon divertimento!”

In Olanda funziona così. Se ci vai, mi raccomando: portati appresso un thermos.

Il Casinò

C’è da dire, veramente, sulla serata. Dopo la grande sciacquata, vestito al meglio, che mi pareva di essere James Bond, io per mezz’ora sono stato ricco e stavo per sbancare il casinò. Solo che non ho saputo abbandonare il tavolo al momento giusto e ho perso tutto.

Ma durante il mio momento di gloria, una bella tipa non mi toglieva gli occhi di dosso — più che altro dalle mie fiches. Si avvicinò.

“Fortunato stasera.” “Beh, sì.” “Quante fiches!” “Vero, mi piacciono le fiches…”

Mi feci audace: “Posso offrirle un bicchiere di latte?”
Barman, per me latte, agitato non shackerato e un oliva, per me un Bloody Mary fece lei, ci andava pesante...

“Sa, lei è proprio il mio tipo” disse. “È bello come un vitello.” Ed io: “Se mi aspetta, poi passiamo la serata assieme a guardare le stelle.” “Sicuro!” fece lei.

Lasciai il latte a metà — dovevo mantenermi lucido — e tornai al tavolo da gioco. In mezz’ora persi tutto. Mi girai: la vidi che se ne andava con un signore corpulento. Prima di uscire si girò, mi sorrise, disse qualcosa. Non sentii tanto bene, ma afferrai il senso:

“Addio, coglione d’uno spiantato!”

“Anche per me è stato un piacere” replicai.

N.d.A.
Poche parole sulle vacche olandesi, la regina in assoluto è la frisona, una bella vacca grande vocata per il latte arriva a produrre 10.000 litri l'anno, poi l'olandese, produce meno ma un latte più suscettibile di lavorazione. 
Quella che a me è rimasta più impressa, devo dire, è quella che ha imbucato l'uscita sorridente.






Valkenburg testo di Fringuello
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